Sardegna Ovest itinerario on the road di 17 giorni

Sardegna Ovest: itinerario on the road di 17 giorni

Ci sono viaggi che iniziano con la trepidazione incontenibile di scoprire un luogo e altri che, ancora prima di iniziare, portano con sé qualche dubbio. Il mio viaggio on the road nella Sardegna Ovest appartiene decisamente alla seconda categoria.

Prima di partire avevo raccolto parecchi pareri poco entusiasti su questa parte dell’isola. In molti me l’avevano descritta come la costa meno bella della Sardegna, quella da vedere magari una volta nella vita ma senza aspettarsi troppo. E, lo ammetto, dopo averne sentite così tante, avevo iniziato a chiedermi se avessi completamente sbagliato scelta.

Avevo davanti 17 giorni di viaggio e la paura di arrivare fin lì per rimanere delusa.

È bastato però iniziare a percorrere quelle strade per capire che, forse, il problema non era la Sardegna Ovest. Era il modo in cui me l’avevano raccontata.

Perché questa parte dell’isola ha un carattere tutto suo: è più selvaggia, meno patinata, fatta di piccoli borghi, scogliere modellate dal vento, spiagge immense e paesaggi che cambiano continuamente. E soprattutto è una Sardegna che, più che mostrarsi, chiede di essere scoperta con calma.

Ho organizzato il viaggio di 17 giorni, suddividendolo in tre tappe: Bosa, il Sinis e la zona di Iglesias e della Costa Verde. Tre territori molto diversi tra loro, che mi hanno permesso di alternare mare, natura, borghi, archeologia e luoghi dalla forte identità sarda.

E alla fine, se c’è una cosa che questo viaggio mi ha insegnato, è che forse non vale mai la pena scegliere una destinazione sulla base dei racconti degli altri.

Perché quella che per qualcuno è la parte meno bella della Sardegna, per me è stata una delle sorprese più belle dell’estate.

Indice dei contenuti

  1. Prima tappa: Bosa e la costa intorno alla città
  2. Seconda tappa: il Sinis, tra spiagge e paesaggi selvaggi
  3. Terza tappa: Iglesias e la Costa Verde
  4. Consigli per organizzare un viaggio on the road nella Sardegna Ovest

Prima tappa: Bosa e la costa intorno alla città

Dopo essere sbarcata a Golfo Aranci, abbiamo iniziato a scendere lungo la costa occidentale fino a raggiungere Bosa, la prima vera tappa del nostro viaggio.

Bosa, il punto di partenza del viaggio

Bosa mi è piaciuta soprattutto per il suo centro storico, con le case colorate che si arrampicano verso il Castello dei Malaspina e il fiume Temo che attraversa la città. È stata una base comoda per esplorare la zona, anche se devo ammettere che questa prima parte del viaggio non è stata quella che mi ha conquistata di più.

Forse anche per colpa del vento, che in quei giorni si è fatto sentire parecchio e ha condizionato soprattutto le nostre giornate al mare.

Cane Malu e la costa selvaggia

Tra le prime tappe c’è stata Cane Malu, una particolare formazione naturale dove l’acqua ha scavato una piscina nella roccia.

Il paesaggio è sicuramente curioso e molto diverso dalle classiche immagini della Sardegna, anche se quel giorno il vento e il mare mosso non ci hanno permesso di apprezzarlo forse nel modo migliore.

È stata comunque una prima occasione per scoprire una costa più aspra e selvaggia, fatta di roccia, vento e panorami aperti sul mare.

Cala S’Abba Druche

Anche per Cala S’Abba Druche il vento ha avuto un ruolo importante. La caletta è raccolta e circondata dalla macchia mediterranea, ma quel giorno le condizioni del mare non erano proprio quelle che avremmo desiderato per una giornata di spiaggia.

È uno di quei casi in cui penso che il meteo possa cambiare completamente la percezione di un luogo: magari con una giornata più calma e luminosa l’esperienza sarebbe stata molto diversa.

Tinnura, il borgo dei murales

La tappa che ho apprezzato maggiormente in questa zona è stata forse Tinnura, piccolo borgo dell’entroterra conosciuto per i suoi murales.

Passeggiare tra le vie del paese, osservando le grandi opere dipinte sui muri delle case, ci ha permesso di staccare per qualche ora dal mare e scoprire un volto diverso della Sardegna.

Una deviazione breve, ma piacevole, soprattutto perché racconta il territorio attraverso la sua quotidianità e le sue tradizioni.

Seconda tappa: il Sinis, tra spiagge e paesaggi selvaggi

Dopo i primi giorni nella zona di Bosa, ci siamo spostati verso Cabras, dove abbiamo trascorso la parte più lunga del viaggio: otto notti.

Ed è proprio qui che qualcosa è cambiato. Il Sinis è stata la parte della Sardegna Ovest che mi ha sorpreso di più, quella in cui ho iniziato a capire che forse tutti quei pareri poco entusiasti che avevo ascoltato prima di partire non raccontavano affatto tutta la storia.

La costa di Cabras

La costa del Sinis è fatta di spazi aperti, spiagge lunghissime, acqua trasparente e paesaggi che sembrano ancora poco addomesticati dal turismo.

Abbiamo scelto Cabras come base proprio per poter esplorare con calma questa zona, alternando giornate di mare a piccoli spostamenti alla scoperta del territorio.

E dopo i primi giorni, finalmente, ho iniziato a pensare: forse la Sardegna Ovest era davvero la scelta giusta.

L’escursione all’Isola di Mal di Ventre

Una delle esperienze che aspettavo di più era l’escursione all’Isola di Mal di Ventre, raggiunta in barca dalla spiaggia di Putzu Idu (costo dell’escursione: 30€ a persona).

L’isola è completamente diversa dalle classiche immagini della Sardegna: niente resort, niente strade, solo natura selvaggia, rocce, macchia mediterranea e un mare incredibilmente limpido.

Proprio perché totalmente disabitata, è necessario portare con sé tutto il necessario per ripararsi dal sole e per pranzare sull’isola, oltre ad acqua e protezione solare in abbondanza.

E’ stata una delle giornate di questo viaggio che ricordo con più piacere, anche perché ci ha permesso di vedere il Sinis da una prospettiva completamente diversa.

Le spiagge del Sinis

E poi ci sono loro: le spiagge del Sinis.

Sa Rocca Tunda, Sa Mesa Longa, Putzu Idu, Maimoni, Mari Ermi, Is Arutas… in otto giorni abbiamo avuto modo di scoprirne diverse, e mi sono resa conto di quanto sia difficile parlare del Sinis scegliendo una sola spiaggia preferita.

Ognuna ha caratteristiche diverse e anche il vento può cambiare completamente l’esperienza. Proprio per questo ho deciso di dedicare alle spiagge del Sinis un articolo separato, dove raccontarle una per una e darvi tutte le informazioni utili per scegliere quelle più adatte al vostro viaggio.

Tharros e la spiaggia di San Giovanni di Sinis

Non solo mare. Il Sinis custodisce anche uno dei siti archeologici più suggestivi della zona: Tharros, affacciata direttamente sul mare all’estremità della penisola.

Visitare le rovine dell’antica città (consiglio di prendere parte alla visita guidata inclusa gratuitamente nel biglietto d’ingresso) e la torre aragonese è stata una delle esperienze più belle della vacanza, specialmente perché ci siamo goduti un tramonto mozzafiato proprio sulla spiaggia di San Giovanni di Sinis.

San Salvatore di Sinis, il borgo western

Tra le tappe più curiose c’è stata poi San Salvatore di Sinis, un piccolo borgo quasi sospeso nel tempo e diventato famoso anche per essere stato utilizzato come set cinematografico per diversi film western.

Passeggiare tra le sue stradine e le piccole case basse è un’esperienza completamente diversa rispetto alle spiagge della costa.

Un’altra dimostrazione di quanto il Sinis sia vario: in pochi chilometri si passa dal mare caraibico a un borgo dall’atmosfera quasi da Far West.

Terza tappa: Iglesias e la Costa Verde

Lasciato il Sinis alle spalle, siamo scese ancora più a sud, verso Iglesias, per gli ultimi giorni del nostro viaggio nella Sardegna Ovest.

È stata una tappa diversa dalle precedenti: qui il paesaggio cambia ancora una volta e il mare incontra la storia mineraria dell’isola, dando vita a scenari molto particolari.

Torre dei Corsari e la Costa Verde

La nostra prima giornata ci ha portato verso Torre dei Corsari, sulla Costa Verde, una delle zone più selvagge che abbiamo incontrato durante il viaggio.

Qui il paesaggio è dominato da lunghe distese di sabbia, dune e una costa decisamente più aspra rispetto a quella del Sinis. È una Sardegna che sembra quasi avere un carattere diverso, più solitario e lontano dai paesaggi da cartolina.

Il parcheggio della spiaggia è a pagamento, al costo di 5€ al giorno.

La spiaggia di San Nicolò

Un’altra giornata l’abbiamo dedicata alla spiaggia di San Nicolò, raggiunta durante il nostro soggiorno nella zona di Iglesias.

Dopo tante spiagge visitate nei giorni precedenti, è stato bello ritrovare ancora una volta quella dimensione di mare selvaggio e poco costruito che ha caratterizzato gran parte del nostro viaggio.

La spiaggia è molto estesa e sono presenti parcheggi a pagamento ma anche alcuni stalli gratuiti, che ovviamente si riempiono molto velocemente quindi il mio consiglio è sempre di essere in spiaggia presto al mattino (anche perché sono le ore del giorno più belle e godibili!).

Porto Flavia

Ma questa tappa non è stata soltanto mare. Uno dei luoghi che volevo assolutamente vedere era Porto Flavia, un’antica struttura mineraria affacciata sul mare.

L’accesso all’attrazione è esclusivamente con visita guidata (adulti 11€ – durata 50 minuti circa), che si è rivelata molto interessante perchè permette di entrare nel cuore della montagna e di scoprire la storia di questo luogo e dell’attività mineraria che per lungo tempo ha caratterizzato questo territorio.

E poi c’è il panorama: uscire dalla galleria e trovarsi davanti al mare con lo scoglio Pan di Zucchero è sicuramente uno dei momenti più suggestivi di questa visita.

Sulla strada del rientro: Pozzo Sacro di Santa Cristina e Nuraghe Losa

L’ultimo giorno del viaggio è stato dedicato al rientro verso Golfo Aranci, ma senza rinunciare a qualche tappa lungo la strada.

Abbiamo fatto una deviazione per visitare il Pozzo Sacro di Santa Cristina, uno dei luoghi archeologici che più mi incuriosivano, e poi il Nuraghe Losa, ad Abbasanta.

Due tappe molto diverse tra loro che ci hanno permesso di chiudere il viaggio tornando ancora una volta indietro nel tempo, tra testimonianze della Sardegna nuragica: per entrambi i siti consiglio di prendere parte alle visite guidate gratuite, incluse nel prezzo d’ingresso del biglietto, che ti faranno comprendere meglio i luoghi e le particolarità della civiltà nuragica.

Consigli per organizzare un viaggio on the road nella Sardegna Ovest

Il mio viaggio è durato 17 giorni, ma non credo sia necessario avere così tanto tempo per scoprire la Sardegna Ovest. Quello che consiglio, però, è di non avere fretta: le distanze possono sembrare brevi sulla mappa, ma per godersi davvero questa costa è meglio evitare di cambiare base ogni giorno.

Nel nostro caso abbiamo scelto tre basi principali: Bosa, Cabras e Iglesias. Una scelta che rifarei, perché ci ha permesso di avere un punto d’appoggio stabile e di organizzare ogni giornata in base al meteo e alla voglia del momento.

Soprattutto nel Sinis, dove abbiamo trascorso otto notti, avere una base fissa ci ha permesso di cambiare spiaggia senza dover ogni volta fare e disfare le valigie.

Per un viaggio come questo consiglio senza dubbio di avere un’auto. Molti dei luoghi che abbiamo visitato sono lontani dai centri abitati e avere la libertà di spostarsi autonomamente è fondamentale.

È anche il modo migliore per adattare l’itinerario al vento, scegliendo ogni giorno dove andare in base alle condizioni del mare.

Il consiglio più importante che posso darvi dopo il mio viaggio è sicuramente quello di controllare sempre il vento prima di decidere dove trascorrere la giornata.

La costa occidentale è molto esposta al Maestrale e, quando il vento soffia forte, può cambiare completamente l’esperienza di una spiaggia. Nel mio caso l’ho sperimentato già nella zona di Bosa e ancora di più nel Sinis.

Per questo eviterei di programmare tutte le giornate in anticipo: meglio avere una lista di alternative e scegliere sul momento.

Un’ultima cosa da mettere in conto, soprattutto se viaggiate in estate, sono i parcheggi a pagamento vicino alle spiagge. Durante il nostro viaggio abbiamo incontrato tariffe generalmente comprese tra circa 7,50 e 12 euro al giorno, a seconda della località.

Non è una cifra enorme se distribuita sull’intera vacanza, ma conviene considerarla nel budget del viaggio e avere sempre qualche alternativa a disposizione.

In definitiva, il mio consiglio è semplice: organizzate la struttura del viaggio, ma lasciate spazio all’imprevisto. Nella Sardegna Ovest il vento, il mare e la voglia di fermarsi in un posto un po’ più a lungo possono cambiare completamente i programmi.

Ed è anche questo il bello di un viaggio on the road.

Sono partita per questo viaggio chiedendomi più volte se avessi fatto la scelta giusta e sono tornata a casa con una certezza: la Sardegna Ovest merita molto più di quanto spesso le venga riconosciuto.

Non è una costa perfetta, e forse è proprio questo il suo bello. Ci sono giornate in cui il vento cambia completamente il paesaggio, spiagge che possono piacere più o meno a seconda delle aspettative e luoghi che, semplicemente, non mi hanno conquistata. Ma nel complesso è stata una Sardegna autentica, varia e capace di sorprendermi proprio quando meno me lo aspettavo.

Se state pensando di organizzare un viaggio da queste parti, spero che il racconto del mio itinerario possa esservi utile per costruire il vostro.

E se siete particolarmente interessati al Sinis, non perdetevi anche il mio approfondimento dedicato alle spiagge più belle della zona, dove vi racconto una per una quelle che ho visitato, con informazioni pratiche e qualche consiglio per scegliere dove andare in base alle condizioni del vento.

Per vedere invece tutte le foto, i video e le esperienze di questo viaggio, vi aspetto su Instagram, dove trovate tanti contenuti dedicati alla Sardegna Ovest.

Ci vediamo in giro per il mondo.

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